Utoya – Uno di nøi

“Chiedo scusa ai militanti nazionalisti per non aver ucciso più persone”

Anders Breivik

Produzione 2021
Fonderia Mercury - Radio Popolare
23 aprile 2021
in diretta dall'Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare

dal libro di
ÅSNE SEIERSTAD

adattamento e regia
Sergio Ferrentino

musiche originali
Gianluigi Carlone

con:
Claudio Moneta
Gabriele Calindri
Daniele Ornatelli
Renata Bertolas
Alessandro Castellucci
Nicola Stravalaci
Dario Sansalone
Margherita Saltamacchia
Deborah Morese
Michela Atzeni
Marta Lucini

fonici: Davide Tavolato, Niccolò Guffanti
assistente alla drammaturgia: Mario Mucciarelli
assistente alla regia: Michela Atzeni
assistente di produzione: Caterina Mariani

produzione Fonderia Mercury

SINOSSI

Il 22 luglio 2011 la Norvegia è stata martoriata da uno degli attacchi terroristici più terribili subiti da un paese occidentale. Settantasette le persone morte, centinaia i feriti. Terrorismo di matrice islamica, pensano tutti. Invece a uccidere è stato un uomo solo, bianco, norvegese, vicino all’estrema destra: si chiama Anders Breivik, e ha appena cambiato la storia norvegese e forse europea.

Il 23 aprile 2021 alle ore 21 in diretta dall’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare, Fonderia Mercury, con il radiodramma UNO DI NØI, racconterà quei fatti, a dieci anni dal massacro.
Nato come radiodramma in 10 puntate, scritto e diretto da Sergio Ferrentino per la Rete Due della RSI – Radio Svizzera Italiana, il radiodramma UNO DI NØI, verrà proposto, per la serata, nella sua versione live.

Il racconto ricostruisce la storia degli attentati di Anders Breivik strutturandosi attorno al nucleo pulsante del processo che lo vide, unico responsabile, al banco degli imputati.
U
n processo che diventò anche un momento di riflessione della stessa società norvegese su se stessa e sulle proprie mancanze: Breivik non faceva parte di una cellula terroristica. Era lui stesso una cellula. Tumorale.

Chi era Breivik? Un pazzo? Uno di noi? Cosa ci può insegnare la sua vicenda?
Le affermazioni di Breivik diventano così un groviglio da cui non distogliere le orecchie – allo scopo di interrogarci, senza censure, su quali fantasmi si annidino negli angoli ciechi della nostra società.

Oltre le parole, però, ci sono i suoni, i rumori.
L’esplosione che devasta il quartiere ministeriale. Gli spari. Il suono dei cellulari, abbandonati sull’isola dai ragazzi, che continuano a squillare nella notte dopo la strage…
Da tutto questo l’idea che Utøya sia una storia che va prima di tutto “ascoltata”, e la convinzione che ogni paese occidentale dovrebbe imparare a guardarsi dentro, prima di spaventarsi per quello che viene da fuori.

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